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15 dicembre 2015

Saltiamo su!

Sussultare è il verbo dell’ultima domenica di Avvento. Sussultare ovvero ‘saltare su, in alto’. Siamo chiamati a saltare in alto. Questa domenica allora ci invita a saltare in aria.

Il vangelo di oggi che anticipa il Natale ormai prossimo è una pagina di corse, incontri, riconoscimenti e sussulti.

Primo movimento: Maria, gravida del Figlio di Dio, attraversa una regione montuosa, cammina, provando probabilmente fatica e stanchezza per incontrare la cugina, altrettanto gravida.

Ci sembra normale. In realtà il viaggio di Maria verso Elisabetta ha qualcosa di straordinario. Non è un percorso comodo e senza disagi. Le donne incinte possono comprendere bene come questo viaggio vada oltre le logiche di tutela della maternità. Maria, al suo terzo mese di gravidanza, non sta ferma ad aspettare il bambino. Cammina come camminerà fino al momento del parto. Il Figlio di Dio, già nel ventre della madre, non si tutela, ma è un Dio di incontri, di movimenti, di relazione.

Alsaluto di Maria segue il sussulto nel grembo di Elisabetta. È il movimento di Giovanni, colui che per ultimo annuncerà il Messia, ma è anche il riconoscimento viscerale di Elisabetta che si esprime nelle parole da lei pronunciate: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».

È domenica di sussulti e riconoscimenti. Elisabetta che porta dentro il dono di un annuncio, riconosce la fede di Maria che porta il dono di Dio per l’umanità.

Le due donne saltano su, balzano in aria per fede e per capacità di accoglienza. Leggendo queste righe ci soffermiamo facilmente sulla loro gioia per la vita nascente, ma forse fatichiamo a immedesimarci nel loro viversi. Cosa significa portare dentro la vita annunciata da un Angelo?

Sicuramente comporta andare oltre se stesse, riconoscere l’altro da sé, aprirsi al nuovo e uscire da logiche di autoconservazione e autoreferenzialità. Elisabetta sa che il proprio figlio sarà chiamato al riconoscimento del Dio con noi che Maria porta in grembo. Maria sa che il Figlio non è per lei, ma per l’umanità, sa che il Figlio è il Dio con noi, dono per l’umanità, la cui rivelazione invita l’uomoa balzare su. In fondo, se consideriamo il mistero dell’incarnazione unito a quello della risurrezione, non possiamo che leggerlo come un continuo invito a balzare su, saltare in aria da tutti i sepolcri quotidiani.

Il vangelo di oggi suona difficile in tempi di crisi, ma è un ulteriore invito a oltrepassamenti, superamenti di egoismi e logiche di autoconservazione e, soprattutto, diventa incoraggiamento ad aperture inedite alla vita che ha ancora da essere.

Siamo invitati a balzare, saltare in aria, ovvero rompere logiche precostituite, schemi imposti nel riconoscimento costante del Dio che viene. E il Dio con noi viene ad abitare la terra senza la paura delle fragilità dell’umano che spesso seppellisce e si autoseppelisce, ma che ha anche le risorse per andare oltre se stesso. Sussultare, infatti, non significa semplicemente provare gioia a seguito di un incontro, di un annuncio, ma visivamente balzare in aria, saltare su. Saltiamo su, con tutto quello che questo comporta.

 

AnnalisaMargarino



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