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17 agosto 2009

Mio Dio, insegnami

Dio mio, insegnami il segreto di una pace stabile e duratura;
insegnami ad ordinare armoniosamente la mia vita interiore,
in modo da assicurare il dominio della volontà
e della ragione su tutti i miei sentimenti
e su tutte le mie azioni,
e insegnami soprattutto a sottomettermi alla tua volontà.

Insegnami a confidare in te,
lontano dalle agitazioni e dalle discordie interiori.

Insegnami a rimanere unito a te,
quando sarò giustamente criticato
o quando sarò rimproverato severamente e aspramente,
radicato nella carità
in modo da conservare una umile e tranquilla fermezza.

Insegnami a pronunciare sinceramente
il mio "Amen" liberatore nelle sofferenze del corpo
e nelle afflizioni dell’anima.

Concedimi di porre la mia anima in te
nelle tentazioni che turbano e avviliscono.

Concedimi di conservare la pazienza,
la serenità e il silenzio nelle contraddizioni,
nelle ingiurie e nelle diffamazioni.

Concedimi di non aver paura delle difficoltà,
delle contraddizioni, delle lotte;
che io non mi lamenti, non mormori,
e in tutte queste contrarietà mescoli un po' del tuo amore.

Che non mi esasperi dinanzi alla violenza e alla invadenza degli altri,
e che sopporti con equilibrio il malumore e la collera.

Che nel silenzio e nella speranza acquisisca questa forza,
questo controllo della mia anima,
che mi fissi inamovibilmente nella pace.

Germain Foch




24 giugno 2008

Dove trovarti, Dio?




Dove trovarti, stanarti,
se non fra le cose più usate?
Le parole. Ho trascorso
la mia vita a berle, sorsi simili a un morso,
parole degradate e azzerate.
Ma da quel mucchio ora balzi,
tu (mi) innalzi e ridai senso al discorso,
e in quelle parole-fole già spente
vagamente risuona il suono
della Parola che tu hai riposta e nascosta
per proteggerla, e sono
pronto a leggerla anch'io.
Taccio. E tu pronunciala, Dio.



Vittorio Gassman


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23 giugno 2008

Poesia a Dio

(A cura di Annalisa Margarino)

Ho trovato su La Repubblica un inserto dedicato a Vittorio Gassman e ai suoi scritti privati che sono custoditi tutti in un archivio curato dalla moglie.

Tra le tante parole scritte su foglietti e persino fogli della Settimana Enigmistica c’è, su un foglio a quadretti, questa poesia a Dio.

Colpiscono straordinariamente i toni, la scelta delle parole, lo stile diretto ed informale che l’attore utilizza per parlare e dialogare con Dio.

Di Gassman si sa che solo alla fine della sua vita si è aperto al suo sentire di fede, ma che per tutta la vita si è definito come un ateo inquieto ed in ricerca.

In queste poche righe emerge il volto di un Dio che sa perdonare, che si fa cercare e che veglia, e dall’altra un uomo che desidera, cerca ed attende di vedere quel Dio, tanto cercato e su cui tanto si è interrogato inquietamente, faccia a faccia.

Parole semplici, dirette e metaforiche che raccontano il sentire Dio di un uomo che ben sapeva giocare con le parole ed ascoltare la vita.



A Dio

Sempre Te chiamo
quando tocco il fondo,
so il numero di telefono a memoria
e ti disturbo
come un maniaco
abbarbicato al telefono;
lascio un messaggio
se sei fuori. Perdona.
Perdonami di tutto.
So che a volte cancelli
a qualche fortunato
il debito che tutti con te abbiamo.
La bolletta falla pagare
a me, ma dimmi almeno
che non farai tagliare
la mia linea: ti prego,
quando echeggerà
quell’ultimo e doloroso
s
quillo, Dio – per Dio! –
non staccare: rispondimi.

Vittorio Gassman


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9 giugno 2008

Preghiera ed immagine. Dal luogo della luce




22 aprile 2008

Il 25 aprile di SognandoEmmaus

Alle fronde dei salici


E come potevamo noi cantare

con il piede straniero sopra il cuore,

tra i morti abbandonati nelle piazze

sull’erba dura di ghiaccio, al lamento

d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero

della madre che andava incontro al figlio

crocifisso sul palo del telegrafo?

Alle fronde dei salici, per voto,

anche le nostre cetre erano appese,

oscillavano lievi al triste vento.

 
Salvatore Quasimodo

 

 
BANDIERE DI LIBERTÀ - Flags Of Freedom

Oggi è il giorno in cui il nostro figlio più giovane
va in guerra
a combattere la vecchia battaglia
che a volte abbiamo vinto in passato
Le bandiere che punteggiano la main street
stanno ondeggiando nel vento
Devono essere le bandiere di libertà al vento

Le campane della chiesa rintoccano
mentre le famiglie salutano
Alcuni piangono
ma i soldati sembrano così prodi
con lo sguardo fisso davanti a loro
come se sapessero dove stanno andando
Oltre le bandiere di libertà al vento

La sorella ha le cuffie in testa
e sta ascoltando la musica che esplode
Vede suo fratello che passa marciando
Il loro legame è eterno
Ascolta Bob Dylan che canta
nel 1963
mentre guarda le bandiere di libertà al vento

Vede il presidente cha parla
da una TV a schermo piatto
nella vetrina di un vecchio negozio di elettrodomestici
Poi si volta di nuovo in direzione del fratello
ma lui è già passato
oltre le bandiere di libertà al vento

Hai visto le bandiere di libertà?
Di che colore sono ora?
Pensi di credere nelle tue
più di quanto loro credano nelle loro?
Quando vedi le bandiere di libertà al vento

Oggi è il giorno in cui il nostro figlio più giovane
va in guerra
a combattere la vecchia battaglia
che a volte abbiamo vinto in passato
Le bandiere che punteggiano la main street
stanno ondeggiando nel vento
Devono essere le bandiere di libertà al vento.

 
Neil Young

 

 




8 gennaio 2008

Segno di gloria

Conosco i volti dell’uomo

(dicevo al mio sguardo),

per questo sono ottimista

(suggerivo al mio sguardo).

Dentro al mio specchio

mi esercito a parlare con Dio.

Lui è con me

accarezza i miei occhi

e dipinge speranze,

porta un sorriso di pace

e mani in preghiera,

porta qualcosa di me.

(Dietro di lui un uomo solo

regala un saluto e il cielo si oscura,

c’è grida e impazzisce

e quell’uomo ha paura).

Lui è qui, qui con me

e come altri uomini

porta cicatrici tribali

ma più di altri

e come segno di gloria

porta al boia il suo corpo.

Lui è con me

e nuovamente

accarezza i miei occhi

che da allora sanno di fede;

perché nel suo cuore

è rinato il mio volto.




Serse Cardellini, L’archipoeta, Roma 2007



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17 novembre 2007

Amore dopo amore

Tempo verrà

in cui, con esultanza,

saluterai te stesso arrivato

alla tua porta, nel tuo proprio specchio,

e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro

e dirà: siedi qui. Mangia.

Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo io.

Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore

a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che hai ignorato

per un altro e che ti sa a memoria.

Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,

le fotografie, le note disperate,

sbuccia via dallo specchio la tua immagine.

Siediti. È festa: la tua vita è in tavola.

 

D. WALCOTT, Amore dopo amore


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15 novembre 2007

Emmaus

 O tardi di cuore, che cosa avete letto
nelle Scritture? Io fui con voi
ma non mi conosceste. No, non conosceste
le voci del deserto.
Per questo non vi lascerò soli
a consumare la vostra tristezza sulla strada…
Ecco, si è fatta sera e Tu rimani.
Nella taverna il fuoco
se ci sei Tu
avrà più luce sulle stanche mani
che portarono il corpo del Signore.
Ecco, si è fatta sera,
e Tu rimani.


Giovanni Cristini


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14 novembre 2007

(ancora) Emmaus

 Anche se tardi t’incontrammo, resta

con noi; togli da noi questa paura

dell’ombra che s’appressa, ora che il giorno

affannato declina nella quiete,

or che tace del vento freddo il sibilo.

Di nebbia un velo ci ricopre gli occhi

e non ti conosciamo: sei straniero,

o tu che ti avvicini e non ignori

i mali che per via ci addusse il giorno

senza darci riparo alla tempesta.

Non ci rimproverare il cuore chiuso

alla speranza e nostra mente stolta

né la sete insaziata di lusinghe.

Deh porgi lume ai traballanti passi

alla stanchezza amara del cammino.

(E. Cetrangolo, Inni e notturni, Roma 1976)


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