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Tutto è dono

Le letture della trentaduesima domenica del tempo ordinario ci mettono di fronte a due vedove e alla lezione del dono: niente è nostro, tutto ci è donato.
Può sembrare una lezione bella e piacevole, leggere la storia di Elia e la vedova (1Re 17,10-16) fa tenerezza, come fa tenerezza il tintinnio delle due monetine nel tempio (Mc 12,38-44). In realtà, di tenero c'è poco, perchè la vedova di Sarepta non ha che quella farina e quell'olio per sfamare sè e suo figlio e la vedova al tempio non ha che quelle due monetine o poco altro per sopravvivere.
La scelta è tra il trattenere o il donare, il tutelarsi o il fidarsi.
La logica umana suggerisce saggiamente di trattenere, proteggere ciò che è proprio, salvaguardare i propri beni di sopravvivenza. La logica evangelica, come anche quella del testo della prima lettura, ci pone di fronte a un'altra possibilità, ovvedo l'inedito del donare. Forse questa capacità di donare, fidarsi, dare, condividere non viene da qualche forma di scaltrezza tipicamente umana, ma dalla logica del Regno che insegna che è donando che si riceve come prega anche San Francesco.
Così le vedove che non hanno più nulla, completamente esposte, scelgono di donare, di condividere, di non trattenere per sè e realizzano quello strano detto evangelico: A chiunque ha, sarà dato e sarà nell'abbondanza. Ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha (Mt 13,12).
Le donne hanno compreso questa frase, ovvero che il dono dipende dallo sguardo che poniamo sulla nostra vita. Se pensiamo che nulla è grazia, nulla è gratuito, tratterremo, ma non saremo sorprese dal di più. Donare è imitare l'atto di Dio che dona vita, tempo, spazi, incontri, sorprese, inediti e ciò che a volte attendiamo da tempo.
Di recente nella rete circolava un video di una catena di buone azioni, per cui a un atto di bene ne seguiva un altro. Non è poesia, è vita, perchè la vita è fatta di gratuità fin da quando veniamo ospitati dal grembo materno.

Annalisa Margarino

Pubblicato il 8/11/2015 alle 16.45 nella rubrica Diario.

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